I momenti della mia prima volta a Sarajevo che voglio ricordare:
- la finestrella ad altezza pavimento della mia stanza d'albergo nella città vecchia.
Appena arrivata in stanza è partito il richiamo alla preghiera musulmana. Senza neanche togliermi il cappotto mi sono sdraiata sulla mouquette e mi sono affacciata dal piccolo lucernaio da cui si vedeva perfettamente una moschea con il suo minareto e il sacerdote in cima che chiamava a raccolta i fedeli. In un istante mi è tornata in mente quella notte di tanti anni fa in Turchia, quando appena arrivati alle porte d'oriente sentii all'alba, nel silenzio, questo strano canto che sembrava venire da un altro mondo.
- La gente. La gente di Sarajevo è semplice, cordiale, silenziosa. Ci sono tanti giovani, tante belle ragazze. Un tardo pomeriggio sono entrata in un negozio di abiti fatti in maglia. Tutto fatto a mano, splendido. Alla cassa una signora molto gentile. Il giorno dopo ho saputo che il negozio era stato aperto da un'associazione di donne bosniache vittime di stupri durante la guerra. Mi si è stretto il cuore e ancora non riesco a farlo riaprire.
- Cevapcic e burek.....le prime sono delle polpette di carne speziata...il loro nome è stato inciso nel mio cuore come un tatuaggio!!!!! E i burek....sono già in trattativa con un collega per aprire un bel punto di ristoro a Roma, abbiamo già il PR, il logo e anche chi serve ai tavoli (io).
- i segni di mitragliatrici e mortai sui palazzi dei civili. I piani neri, abbandonati dopo un incendio. La strada del tram di Sarajevo, dove dalle colline tiravano. Il mercato dove sono morte 37 persone, la biblioteca, bellissima, ancora chiusa, ancora da curare delle sue profonde ferite. All'ingresso due targhe di marmo, due lapidi, quella in inglese ricorda che una delle più preziose biblioteche del mondo è andata persa, due milioni di libri, di conoscenza umana in cenere...distrutti dall'odio. Per ricordare, per non dimenticare.
Ho visto poco, so ancora meno, ma la Baščaršija, la città vecchia, è uno spettacolo che non si dimentica, come un cuore vivo intorno a un corpo che sta cicatrizzando.
Baščaršija - il minareto visibile dalla finestrella della mia camera
Parto per Sarajevo e torno venerdì. Lasciatemi un pezzo di formaggio please...!

A proposito di Colmar...
in questo piccolo e semi-sconosciuto gioiello alsaziano si cela una perla...un'Hostellerie che si affaccia sul quartiere della Pétite Venise,
dove le case arrivano a filo d'acqua.
Le stanze sono arredate in stile alsaziano, con letto a baldacchino e una più moderna vasca da bagno Jacuzzi...
Qui sotto una foto dell'Hostellerie "Le Maréchal", si riconosce dalla scritta su fondo rosa "Romantik hotel"

E' solo un piccolo suggerimento per un fine settimana romantico per mercatini natalizi,
magari con la neve fuori che cade...
Il sito dell'Hostellerie si trova qui.

Ho passato i miei ultimi quattro giorni tra l'Alsazia e la Foresta Nera.
La Foresta Nera

Tra la Francia dai profumi provenzali, il paté de foi gras, les escargots, il vino e i piccoli villaggi di case a traliccio e la Germania degli orologi a cucù, delle grandi case padronali dove si trascorreva l'inverno nella stube, nella Germania degli spatzle e delle torte di nonna papera, delle chiese gotiche con inquietanti e misteriosi gargoyle, tra foreste fiabesche (dove i fratelli Grimm hanno ambientato tante loro fiabe famose) e atmosfere natalizie.
Ho in mente la colonna sonora del "Meraviglioso mondo di Amélie" e un pò mi sento come lei...perchè riesco ancora a stupirmi di qualsiasi cosa veda, anche la più piccola e la più semplice riesce a lasciarmi incantata e con quel senso di felicità addosso che si sente la notte di Natale. Il mondo mi sembra ancora un enorme paese dei balocchi tutto per me. Sono andata molte volte in questi posti, ma riescono sempre a stupirmi e ad affascinarmi con la loro magia che viene dalle piccole cose: una statua in legno intagliato a mano, un piccolo cucù dalla voce profonda che parla di passato, un carillon che nei suoi movimenti lenti dispiega tutti i suoi incantesimi di fantasia, un vecchio locale fumoso dai vetri colorati, una lanterna che illumina piano una piccola strada a ciottoli deserta.
Un orologio a cucù tipico della Foresta Nera
Correre in macchina per strade che penetrano in una delle più antiche foreste d'Europa al tramonto, passeggiare soli per stradine deserte illuminate da vecchie lanterne. Questa è la mia casa, la mia Europa, non c'è altro posto in cui vorrei vivere.

Uno scorcio di Colmar (dove ho dormito queste notti d'autunno)